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D.M. 29/12/2003 n. 391

DECRETO MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO 29 DICEMBRE 2003 , N. 391

(GU n. 39 del 17-2-2004)

Regolamento recante la modifica del criterio di classificazione dei laghi di cui all'allegato 1, tabella 11, punto 3.3.3, del Decreto legislativo n. 152 del 1999.

Il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio

di concerto con

Il Ministro della Salute

-Visto il Decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, e successive modifiche ed integrazioni, che reca disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento, ed in particolare l'articolo 5 che prevede l'obbligo di identificare la classe di qualità corrispondente ad una di quelle indicate nell'allegato 1 del medesimo Decreto;

- Vista la tabella 11, punto 3.3.3, dell'allegato 1 del citato Decreto legislativo n. 152 del 1999, che definisce la metodologia per la classificazione dello stato ecologico dei laghi;

- Vista la nota prot. n. PG./221183529 del 10 luglio 2002, del Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Ricerca sulle Acque (IRSA), che rappresenta la difficoltà sull'applicazione del citato criterio di classificazione dello stato ecologico dei laghi, ritenendo che la scala adottata esclude situazione di qualità delle acque lentiche;

- Vista la nota dell'IRSA del 25 novembre 2002, prot. n. PG./2211 85175, con la quale è proposta la modifica del punto 3.3.3 dell'allegato 1 del citato Decreto legislativo n. 152 del 1999, basata sull'introduzione di due tabelle a doppia entrata, per la valutazione del livello per l'ossigeno e per il fosforo totale, e di una tabella di normalizzazione delle classi ottenute per i singoli parametri;

- Ritenuto che la metodologia proposta dall'IRSA sia in grado di risolvere le difficoltà emerse dall'applicazione dell'attuale metodologia, anche a seguito della verifica effettuata dall'IRSA stessa ai fini della sua validità;

-Considerato che in senso favorevole sulla proposta dell'IRSA si sono espressi l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) con nota del 5 marzo 2003, prot. 10062/LA.12 e l'Agenzia Protezione Ambiente e Servizi Tecnici (APAT) con nota del 20 marzo 2003, prot. 5599; D.M.A.T.T. 29-12-2003 N. 2003 N. 391 – Criterio di classificazione di laghi.

- Ritenuta la necessità di modificare la tabella 11 punto 3.3.3 dell'allegato 1 del citato Decreto con la proposta dell'IRSA;

-Visto, altresì, l'articolo 3, comma 4, del citato Decreto legislativo n. 152 del 1999, che consente di emanare regolamenti, di modifica degli allegati al Decreto medesimo per adeguarli a sopravvenute esigenze;

-Visto l'articolo 17, comma 3, della Legge 23 agosto 1988, n. 400;

- Acquisita l'intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, nella seduta del 24 luglio 2003;

-Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione consultiva per atti normativi, nell'adunanza del 15 dicembre 2003;

-Vista la comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai sensi della citata Legge n. 400 del 1988, effettuata con nota UL/2003/9271 del 17 dicembre 2003;

emana il seguente regolamento:

Art. 1.

1. La tabella 11, punto 3.3.3, dell'allegato 1 del Decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, e successive modifiche e disposizioni, è modificata dall'allegato del presente regolamento. Il presente Decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Roma, 29 dicembre 2003 Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio Matteoli Il Ministro della salute Sirchia Visto, il Guardasigilli: Castelli Registrato alla Corte dei conti il 6 febbraio 2004 Ufficio di controllo sui Ministeri delle infrastrutture ed assetto del territorio, registro n. 1, foglio n. 136 Avvertenza: Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto dall'amministrazione competente per materia, ai sensi dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di Legge alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti. Note alle premesse: Il Decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, recante «Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole», è stato pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale -serie generale - 29 maggio 1999, n. 124 (S.O.). - L'art. 5 del citato Decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, è il seguente: «Art. 5 (Individuazione e perseguimento dell'obiettivo di qualità ambientale).

1. Entro il 30 aprile 2003, sulla base dei dati già acquisiti e dei risultati del primo rilevamento effettuato ai sensi degli articoli 42 e 43, le regioni identificano per ciascun corpo idrico significativo, o parte di esso, la classe di qualità corrispondente ad una di quelle indicate nell'allegato 1.

2. In relazione alla classificazione di cui al comma 1, le regioni stabiliscono e adottano le misure necessarie al raggiungimento o al mantenimento degli obiettivi di qualità ambientale di cui all'art. 4, comma 4, lettere a) e

b), tenendo conto del carico massimo ammissibile ove fissato sulla base delle indicazioni dell'autorità di bacino di rilievo nazionale e interregionale per i corpi idrici sovraregionali, assicurando in ogni caso per tutti i corpi idrici l'adozione di misure atte ad impedire un ulteriore degrado.

3. Al fine di assicurare entro il 31 dicembre 2016 il raggiungimento dell'obiettivo di qualità ambientale corrispondente allo stato "buono", entro il 31 dicembre 2008 ogni corpo idrico superficiale classificato o tratto di esso deve conseguire almeno i requisiti dello stato "sufficiente" di cui all'allegato 1.

4. Le regioni possono motivatamente stabilire termini diversi per i corpi idrici che presentano condizioni tali da non consentire il raggiungimento dello stato "buono" entro il 31 dicembre 2016. D.M.A.T.T. 29-12-2003 N. 2003 N. 391 – Criterio di classificazione di laghi.

5. Le regioni possono motivatamente stabilire obiettivi di qualità ambientale meno rigorosi per taluni corpi idrici, qualora ricorra almeno una delle seguenti condizioni

a) il corpo idrico ha subito gravi ripercussioni in conseguenza dell'attività umana che rendono manifestamente impossibile o economicamente insostenibile un significativo miglioramento dello stato qualitativo

b) il raggiungimento dell'obiettivo di qualità previsto non è perseguibile a causa della natura litologica ovvero geomorfologica del bacino di appartenenza

c) l'esistenza di circostanze impreviste o eccezionali, quali alluvioni e siccità.

6. Quando ricorrono le condizioni di cui al comma 5, la definizione di obiettivi meno rigorosi è consentita purchè i medesimi non comportino l'ulteriore deterioramento dello stato del corpo idrico e fatto salvo il caso di cui al comma 5, lettera b), non sia pregiudicato il raggiungimento degli obiettivi fissati dal presente Decreto in altri corpi idrici all'interno dello stesso bacino idrografico.

7. Nei casi previsti dai commi 4 e 5, i piani di tutela devono comprendere le misure volte alla tutela del corpo idrico ivi compresi i provvedimenti integrativi o restrittivi della disciplina degli scarichi ovvero degli usi delle acque. I tempi e gli obiettivi, nonchè le relative misure, sono rivisti almeno ogni sei anni ed ogni eventuale modifica deve essere inserita come aggiornamento del piano.».

-La tabella 11, punto 3.3.3, dell'allegato 1 del citato Decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, che definisce la metodologia per la classificazione dello stato ecologico dei laghi, è la seguente: «3.3.3. Classificazione. Al fine di una prima classificazione dello stato ecologico dei laghi viene valutato lo stato trofico così come indicato in tabella

11. La classe da attribuire è quella che emerge dal risultato peggiore tra i quattro parametri indicati. D.M.A.T.T. 29-12-2003 N. 2003 N. 391 – Criterio di classificazione di laghi.

- L'art. 3, comma 4, del citato Decreto legislativo n. 152 del 1999, è il seguente: «4. Le prescrizioni tecniche necessarie all'attuazione del presente Decreto sono stabilite negli allegati al Decreto stesso e con uno o più regolamenti adottati ai sensi dell'art. 17, comma 3, della Legge 23 agosto 1988, n. 400, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano; attraverso i medesimi regolamenti possono altresì essere modificati gli allegati al presente Decreto per adeguarli a sopravvenute esigenze o a nuove acquisizioni scientifiche o tecnologiche.». Tabella 11 Stato ecologico dei laghi Parametro Classe 1 Classe 2 Classe 3 Classe 4 Classe 5 Trasparenza (m) (valore minimo annuo) > 5 < o = 5 < o = 2 < o = 1,5 < o = 1 Ossigeno ipolimnico (% di saturazione) (valore minimo annuo misurato nel periodo di massima stratificazione > 80% < o = 80% < o = 60% < o = 40% < o =20% Clorofilla "a" ((micro) g/l (valore massimo annuo) > 3 < o = 6 < o = 10 < o = 25 < o = 25 Fosforo totale (P(micro)g/l) (valore massimo annuo) < 10 < o = 25 < o = 50 < o = 100 > 100

- L'art. 17, comma 3, della Legge 23 agosto 1988, n. 400, recante: «Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri», pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - 12 settembre 1988, n. 214, è il seguente: «Art. 17 (Regolamenti).

1. Con Decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato che deve pronunziarsi entro novanta giorni dalla richiesta, possono essere emanati regolamenti per disciplinare

a) l'esecuzione delle leggi e dei decreti legislativi, nonchè dei regolamenti comunitari.

b) l'attuazione e l'integrazione delle leggi e dei decreti legislativi recanti norme di principio, esclusi quelli relativi a materie riservate alla competenza regionale

c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di leggi o di atti aventi forza di Legge, sempre che non si tratti di materie comunque riservate alla Legge

d) l'organizzazione ed il funzionamento delle amministrazioni pubbliche secondo le disposizioni dettate dalla Legge

e) (lettera soppressa).

2. Con Decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio di Stato, sono emanati i regolamenti per la disciplina delle materie, non coperte da riserva assoluta di Legge prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi della Repubblica, autorizzando l'esercizio della potestà regolamentare del Governo, determinano le norme generali regolatrici della materia e dispongono l'abrogazione delle norme vigenti, con effetto dall'entrata in vigore delle norme regolamentari.

3. Con Decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti nelle materie di competenza del Ministro o di autorità sottordinate al Ministro, quando la Legge espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per materie di competenza di più Ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali, ferma restando la necessità di apposita autorizzazione da parte della Legge. I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione.

4. I regolamenti di cui al comma 1 ed i regolamenti ministeriali ed interministeriali, che devono recare la denominazione di "regolamento", sono a- dottati previo parere del Consiglio di Stato, sottoposti al visto ed alla registrazione della Corte dei conti e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale. 4-bis. L'organizzazione e la disciplina degli uffici dei Ministeri sono determinate, con regolamenti emanati ai sensi del comma 2, su proposta del Ministro competente d'intesa con il Presidente del Consiglio dei Ministri e con il Ministro del tesoro, nel rispetto dei principi posti dal Decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, con i contenuti e con l'osservanza dei criteri che seguono

 

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