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C.M. 04/11/1984 n. 1231/14-4

Circolare del Ministero di Grazia e Giustizia 04/11/1984 n. 1231/14-4

Per la liquidazione degli onorari ai consulenti tecnici: applicazione del D.P.R. 14 novembre 1983 n. 820

A seguito della emanazione del D.P.R. 14 novembre 1983 n. 820, con il quale sono state approvate le tabelle contenenti la misura degli onorari fissi e variabili spettanti ai periti e consulenti tecnici, per le operazioni eseguite su disposizione dell'autorità giudiziaria in materia civile e penale, sono pervenuti a questo Ministero, da vari uffici giudiziari e categorie professionali interessate numerosi quesiti e richieste di chiarimenti. Questa Amministrazione ritiene, pertanto, opportuno far conoscere la propria opinione in merito a taluni problemi interpretativi in tal modo prospettati, pur nel rispetto della discrezionalità dei giudici cui è affidata l'applicazione delle tabelle in esame. Infatti, poiché dopo l'entrata in vigore della Legge 8 luglio 1980 n. 319 si ritiene che il decreto di liquidazione dei compensi a periti e categorie assimilate abbia natura giurisdizionale, la relativa attività del giudice è sottratta alle direttive e al controllo di questo Ministero. La legge citata, prevedendo un procedimento di liquidazione e di impugnazione completo e in contraddittorio tra le parti interessate e stabilendo espressamente che il provvedimento conclusivo costituisce titolo esecutivo impugnabile solo con ricorso per Cassazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione, ha dissipato ogni dubbio circa la predetta natura del decreto di liquidazione cui la prevalente giurisprudenza riconosceva carattere di provvedimento monitorio, ai soli fini della sua impugnabilità ai sensi dell'art. 645 C.P.C.. Premesso ciò, si deve in primo luogo rilevare che le tabelle in esame sono state predisposte in attuazione dell' art. 2 della Legge n. 319/1980 e che l'esplicito richiamo operato nella predetta disposizione alle tariffe professionali giustifica il riferimento a queste ultime oltre che per la determinazione dell'entità dei compensi, con l'unico correttivo del contemperamento con la natura pubblica dell'incarico, anche per l'individuazione delle relative prestazioni. Ciò spiega l'omessa previsione nelle tabelle di prestazioni non riferibili a categorie non organizzate in ordini professionali (grafiche, foniche, di trascrizioni di intercettazioni telefoniche, di traduzione o interpretazione linguistica, ecc.) e nello stesso tempo la recezione, nella previsione delle singole materie, delle terminologie adoperate nelle tariffe professionali. A queste, che

hanno peraltro valore normativo, occorre di conseguenza rifarsi per una corretta interpretazione del significato da attribuirsi alle espressioni usate nelle tabelle e delle concrete operazioni riconducibili alle materie indicate. La necessità del riferimento alle tariffe professionali, come già detto imposto dalla legge n.319/1980, ha implicato, per la categoria dei medici, la determinazione nelle tabelle in esame, di compensi correlati a quelli fissati nella tariffa professionale approvata con D.P.R. 28 dicembre 1965 n. 1763, nonostante che la stessa non fosse adeguata all'attuale costo della vita. Non era, invero, possibile in sede di redazione delle tabelle, compiere attività sostitutiva di quella primaria, rientrante, istituzionalmente, nella competenza di organi diversi dal Dicastero della giustizia. Si osserva, comunque al riguardo, che la legge n. 319/1980 lascia ampio spazio alla discrezionalità del giudice, e, affidando a quest'ultimo, quando l'onorario sia variabile, la valutazione della difficoltà dell'indagine, della completezza e del pregio della prestazione fornita (art. 2, 2° comma) e prevedendo la possibilità di aumentare gli onorari fino al doppio per le prestazioni di eccezionale importanza, complessità e difficoltà (art. 5), garantisce che il compenso liquidato sia in concreto proporzionato alla prestazione svolta.

Passando all'esame degli articoli sui quali sono sorte maggiori perplessità, si osserva quanto segue:

Articolo 1 Il criterio per l'individuazione del parametro è, nel settore civile, quello del valore della controversia, determinabile sulla base delle norme procedurali in tema di competenza; nel settore penale, ove invece manca la possibilità di analogo riferimento, è il valore economico del bene o dell'utilità che costituiscono oggetto dell'accertamento e della contestazione quale risulta dagli elementi obiettivi del processo. Nel caso in cui non sia possibile applicare tali criteri, soccorrerà il criterio sussidiario dell'onorario a vacazione, al quale si ritiene possa farsi ricorso solo in via alternativa, senza quindi possibilità di cumulo con gli onorari fissi o variabili. Rapporto fra gli articoli 2 e 5 Si ritiene che il rapporto fra i citati articoli sia quello di genus et species, nel senso che, in particolar modo per quanto riguarda l'incarico contabile: si applichi l’art. 2 nel caso in cui l'accertamento concerna la contabilità generale, ad esempio un'azienda, e l'art. 5 quando esso riguardi singole parti della contabilità. Da quanto precede può concludersi che rientra nell'art. 2 il caso di perizia in tema di bancarotta fraudolenta, dovendosi aver riguardo alla contabilità generale di tutta l'azienda; in tale ipotesi e in applicazione del criterio generale di cui all'art. 2, si ritiene che il compenso debba essere determinato in base al valore dei beni in relazione ai quali si contesta il reato di cui all'art. 216 della legge fallimentare. Appare invece applicabile l'art. 5 nel caso di incarichi su assegni e documentazione contabile volti ad accertare la provenienza e la destinazione di somme di denaro. Peraltro, laddove tali incarichi richiedano, come taluni uffici giudiziari hanno segnalato, complesse attività specializzate o apparecchiature tecniche, i relativi oneri potranno essere rimborsati al perito ai sensi dell'art. 7 della Legge. n. 19/1980 e la maggiore complessità dell'incarico valutata si sensi dell'art. 5 della stessa legge. Rapporto fra gli articoli 4 e 5 Si ritiene che l'art. 4 trovi applicazione nel caso di incarichi in materia di bilanci ed anche di rendiconti delle società di persone, dovendosi tali atti assimilare ai bilanci, e si applichi invece l'art. 3 quando si tratti di rendiconti connessi con l'esercizio di un'impresa o relativi a singole operazioni. Si osserva, comunque, che, come detto sopra, le singole voci appaiono indicate sulla scorta di quelle previste nelle tariffe professionali e che per l'interpretazione, ad esempio degli artt. 4 e 5 delle tabelle, può farsi rinvio, rispettivamente agli artt. 39 e 38 delle tariffe dei commercialisti approvate con d.P.R. 22 ottobre 1973, n. 936, modificate con successivo d.P.R. 16 gennaio 1981, n.129.

Articolo 29 Si è dell'avviso che l'art. 29 del provvedimento, in esame, nel prevedere che negli onorari è ricompresa "... ogni altra attività concernente i quesiti", riguardanti le attività meramente materiali necessarie per l'espletamento dell'incarico (quali ad esempio partecipazioni alle udienze, sopralluoghi, visite domiciliari, acquisizione di documenti, ecc.), con ciò ribadendo il principio della onnicomprensività del compenso, già ottenuto nella 1.1 ° dicembre 1956, n.1426 e implicitamente accolto nella l. 8 luglio 1980, n. 319, che solo in caso di trasferimento del perito fuori della propria residenza gli riconosce il diritto a! rimborso delle spese di viaggio e dell'indennità di trasferta, con ciò escludendo ogni altro tipo di compenso. Venendo ora alla questione posta da alcune categorie professionali in ordine alla cumulabilità, per un unico incarico peritale di più compensi riferibili a prestazioni previste in tabelle diverse, si osserva che gli onorari sono diretti a compensare tutte le attività necessarie e strumentali all'espressione del giudizio, a nulla rilevando che queste ultime siano eventualmente prese in considerazione in altre tabelle, applicabili, invero, solo qualora le attività medesime costituiscano il contenuto di un autonomo incarico. A tal fine sembra che debba aversi riguardo all'incarico nella sua globalità e al conseguente : accertamento finale, comprensivo degli accertamenti intermedi ad essi preordinati. Di questi ultimi il magistrato potrà, tuttavia, tener conto ai fini della valutazione della complessità dell'indagine, e in base ad essa eventualmente, aumentare gli onorari fino al doppio (art. 5, Legge n. 310/1980). Ad esempio, laddove venga richiesta una prestazione in materia di estimo, si ritiene che al perito spetti il compenso di cui all'art. 13, anche se per giungere a tale accertamento effettui rilievi o compia comunque altre attività tecniche ad esso strumentali, previste autonomamente in altri articoli (ad esempio l'art. 12, 2° comma). Alla stessa conclusione dovrebbe giungersi quando al perito o al consulente tecnico vengano chiesti chiarimenti che non amplino l'originario oggetto dell'accertamento e non costituiscano un vero e proprio supplemento di incarico. Solo in quest'ultimo caso appare invece legittimo liquidare un nuovo onorario in base al supplemento stesso e, quindi, se il compenso è previsto a scaglioni, in base al valore del bene o dell'utilità dell'ulteriore accertamento, rimanendo comunque riservato al prudente apprezzamento del giudice la possibilità di tener conto dell'eventuale minore complessità dell'indagine supplementare. Quanto, infine, al quesito proposto circa la cumulabilità di compensi relativi a fattispecie di perizie riconducibili al medesimo articolo, questa Direzione Generale ritiene che le singole attività necessarie per l'espletamento di un incarico non p o s sano assumere tale autonomi a da giustificare autonomi compensi. Al riguardo, come si è già avuto modo di osservare, si ritiene che l'esigenza di un compenso proporzionato all'attività svolta sia adeguatamente tutelata dal potere-dovere riconosciuto al giudice dalla legge n. 319/1980, di adeguare le operazioni alle esigenze istruttorie della fattispecie concreta, in particolare valendosi della possibilità di conferire incarichi collegiali (art. 6), qualora l'accertamento comporti più attività che richiedano specializzazioni profes- C. 04/11/1984 n.1231/14-4 - Liquidazione onorari ai consulenti tecnici in applicazione del DPR.820/83. sionali diverse o che abbiano carattere di autonomia; di autorizzare il perito a servirsi dell'opera intellettuale o tecnica di ausiliari (art. 7, 3° comma) per operazioni strumentali allo svolgimento dell'incarico, ovvero, in caso contrario (art. 7, ultimo comma), di conferire autonomo incarico. È, pertanto, nel momento del conferimento dell'incarico o nel corso del suo svolgimento che può porsi (e dovrebbe risolversi) il problema circa l'autonomia o la strumentalità di un dato accertamento od operazione; dopo l'espletamento dell'incarico, non rimane al giudice che valutare la difficoltà, la completezza e il pregio della prestazione fornita", al fine della determinazione concreta dell'onorario.

 

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